Il Picco Gugliaghiacciata non è una montagna — è una sentenza. Si staglia contro il cielo come una lama di ghiaccio e roccia, e tutto ciò che si è costruito nelle settimane precedenti — la fiducia, le armi, il coraggio — converge qui, in questa salita.
Elfeder, Tiamantha e Arcibaldo sanno che non ci sarà una seconda possibilità.
La scalata della montagna
Ogni metro è una prova. Ghiaccio affilato come vetro, strapiombi nascosti sotto la neve, correnti gelide che strappano il respiro. Le vette circostanti osservano silenziose, testimoni muti di ogni passo.
Il percorso non è solo fisico. È il peso di ogni scelta fatta dall’arrivo a Phandalin — le vite perse, le battaglie vinte, i segreti strappati al buio — che accompagna il gruppo verso la cima.
Dopo ore, l’ingresso di una spaccatura rocciosa appare nella parete. Il covo di Criovenn. Un silenzio irreale avvolge l’apertura, come se la montagna stessa trattenesse il respiro.
Lo scontro finale
Il freddo dentro la caverna è diverso da quello fuori. È un freddo che ha intenzione, che cerca le ossa e si insinua nel pensiero. Criovenn emerge dalle ombre come un incubo che prende forma — le scaglie bianche scintillano sotto la luce incerta, gli occhi gelidi si fissano sugli intrusi con una calma che è peggio della furia.
Il combattimento è crudo, totale, senza quartiere.
Criovenn sfrutta ogni riparo naturale, planando dall’alto con ferocia chirurgica. Le sfuriate di gelo trasformano l’aria in cristalli che tagliano la pelle. Il drago è intelligente — attacca dove il gruppo è debole, si ritira dove è forte, e ogni secondo sembra portare la bilancia dalla parte sbagliata.
Ma l’esperienza accumulata — undici sessioni di orrori, tradimenti, e vittorie strappate con i denti — fa la differenza. Elfeder crea coperture naturali che danno respiro. Tiamantha traccia traiettorie perfette, ogni freccia un calcolo e una preghiera. Arcibaldo danza tra le zampe della bestia, trovando aperture dove non dovrebbero esistere.
E l’Ammazza-Draghi — la lama strappata a una cripta e a un guardiano eterno — trova il suo scopo.
Con un ultimo assalto, Criovenn crolla sulle rune di ghiaccio della sua caverna. Il rumore è immenso, poi il silenzio.
Dopo la caduta
Il corpo maestoso del drago giace sul terreno gelido, e l’eco di quegli istanti si disperde come neve al vento. Gli avventurieri si guardano negli occhi — esausti, feriti, vivi.
Fuori dalla caverna, il sole cala oltre le creste montane. Il cielo si tinge di oro e rosso, e per la prima volta da quando il gruppo è arrivato nella regione, il Picco Gugliaghiacciata è solo una montagna.
Non un presagio. Non una minaccia. Solo roccia, ghiaccio e vento.
Phandalin può finalmente guardare al futuro senza abbassare lo sguardo.
La storia racconterà di un drago e di chi osò sfidarlo. Ma per ora, basta il silenzio della montagna e il calore del sole che tramonta.