C’è un punto nel Bosco di Verdinverno dove gli alberi smettono di crescere dritti. I tronchi si piegano verso l’esterno, come se qualcosa al centro li respingesse. Al cuore di quella radura storta sorge una canonica fatiscente, un tempo luogo di preghiera, ora avvolta da un’energia che fa prudere la pelle.
L’ospitalità del Falco
Al confine del bosco, Falco — cacciatore, osservatore silenzioso della foresta — accoglie il gruppo davanti a un fuoco che fuma più di quanto scaldi. Ha mappato i movimenti degli orchi e dei cultisti nei dintorni. La canonica è diventata il loro centro operativo.
«Quello che cresce là dentro non è naturale. Lo sento negli animali — fuggono, e gli animali non fuggono senza ragione.»
La canonica corrotta
L’atmosfera peggiora a ogni passo verso l’edificio. Cinghiali dall’aspetto innaturale si aggirano nei pressi dell’ingresso, con occhi troppo intelligenti per essere bestie.
All’interno, un Albero di Gulthias — vegetale corrotto e pulsante di magia malvagia — domina il cortile. Le sue radici si muovono come tentacoli lenti, e intorno ad esso creature fatte di linfa e legno contorto si agitano alla presenza degli intrusi.
Lo scontro è feroce. Radici animate che afferrano caviglie, mostruosità vegetali che colpiscono con forza ottusa. Ma il fuoco e l’acciaio prevalgono, e l’albero cade con un gemito che fa tremare il terreno.
L’agguato dei cinghiali
Il sollievo dura poco. I cinghiali avvistati prima si trasformano — non erano animali, ma seguaci mutaforma di Talos, pronti a colpire il gruppo indebolito.

La battaglia è intensa ma breve. L’esperienza accumulata nelle settimane precedenti si traduce in riflessi più rapidi, coordinazione più stretta. I mutaforma cadono senza portare vittime, ma lasciano una certezza sgradevole: il culto di Talos ha occhi ovunque, e sa aspettare.
La canonica è libera. Il bosco respira un po’ più leggero. Ma la sensazione che tutto questo sia solo la superficie di qualcosa di più profondo non si scioglie.