Le gallerie di Gnomenterra riecheggiano di sussurri. Non è il vento — sottoterra il vento non arriva. È qualcosa che imita le voci di chi ci vive, e gli gnomi hanno smesso di fidarsi l’uno dell’altro.
Il gruppo scende tra torce tremolanti e cunicoli scavati in secoli di ingegneria gnomica, dove ogni biforcazione è un rompicapo e ogni ombra potrebbe non essere la propria.
La caccia al mutaforma
La creatura che infesta le gallerie è astuta. Un mutaforma che cambia volto come si cambia cappello, seminando dubbi e sospetti tra gli abitanti. Non è chiaro da quanto tempo agisca, ma la fiducia tra gli gnomi — popolo già naturalmente sospettoso — si è sgretolata fino al punto di rottura.
Stanarlo richiede astuzia, non forza. Arcibaldo legge le incongruenze nei gesti e nelle parole. Elfeder percepisce la dissonanza tra forma e natura. Tiamantha chiude le vie di fuga.
Quando il mutaforma viene infine smascherato e neutralizzato, il sollievo percorre le gallerie come un’onda.
Festa e ricompense
I sovrani gnomi Gnerkli e Korboz esprimono gratitudine nel modo migliore che conoscono: un banchetto improvvisato sotto le volte della grotta principale. Tavoli colmi di cibo, brindisi condivisi, e racconti di gesta che crescono a ogni bicchiere.
Per la prima volta dall’arrivo a Phandalin, il gruppo può assaporare una vittoria senza ombre.
Verso il Bosco di Verdinverno
All’alba, con provviste fresche e nuovi alleati, il gruppo risale in superficie. Il borgomastro ha già un nuovo incarico: un accampamento di boscaioli nel Bosco di Verdinverno non risponde da giorni.
Il sentiero si apre tra gli alberi come una ferita verde. L’aria trasporta odore di resina e lo scricchiolio delle foglie sotto i piedi. Ciò che attende oltre i confini della foresta promette sfide di natura diversa.
Le gallerie erano un labirinto d’inganni. Il bosco sarà un labirinto d’ombre.