Ore 03:20 — A casa
Marco è arrivato a casa da solo. L’auto di Frida l’ha lasciato dove passano i taxi, la mano già rifasciata da uno dei ghoul, e il resto del tragitto l’ha fatto su uno di quei taxi che di notte fanno finta di non vedere la camicia macchiata. Il tassista non ha fatto domande.
Alle tre il quartiere è silenzio. In cucina si versa un bicchiere d’acqua che non berrà. Il collo tira, la spalla pesa. Quando gli altri erano risaliti a setacciare il loft lui era rimasto in auto: aveva sentito Nora, e Olivia dopo di lei, e il resto gliel’avevano raccontato scendendo.
Tira fuori il cellulare. Cerca in rubrica: Augustina B., il vecchio numero del liceo, aggiornato qualche notte fa, quando l’aveva sentita di nuovo. Preme la chiamata.
Il telefono compone. Poi una voce registrata. «Il numero selezionato non è attivo.»

La notte va avanti: il traffico che non si ferma mai, una sirena che passa e si perde verso il centro, il respiro basso e continuo di Milano. A poco a poco i contorni sfumano e i suoni si confondono l’uno nell’altro, sempre più lievi, sempre più lontani, finché in fondo a tutto resta solo un treno, molto lontano, che scivola via nel buio.
