Principi dell'apocalisse

Il signore della roccia della lancia

L’altare blasfemo nelle viscere della roccia

Roccia della Lancia, Valle del Dessarin 2 min 22 marzo 2025

Qualcosa non va nei dintorni della Roccia della Lancia. L’odore lo si sente prima ancora di vederla, dolciastro e pesante, e lungo il sentiero gli animali tacciono.

Dove la vita vacilla

Le parole del Conestabile Harburk guidano il gruppo verso la Roccia della Lancia, un affioramento di pietra che svetta solitario poco fuori da Red Larch. L’area circostante è visibilmente corrotta: alberi contorti, animali morti o agonizzanti, vegetazione che marcisce.

Tra rovi e rami spezzati, gli avventurieri individuano un passaggio nascosto che conduce nelle viscere della roccia.


Il labirinto dei morti

All’interno, la luce delle torce rivela corridoi umidi e pareti ricoperte di ossa ammassate senza ordine. Il complesso è disseminato di trappole e infestato da non morti che attaccano a ondate, come se obbedissero tutti allo stesso comando.

Alcuni cadaveri giacciono abbandonati, altri sono disposti come guardiani davanti a passaggi chiave o lasciati come esche macabre per attirare i vivi. A ogni passo cresce la sensazione di essere osservati, mentre la discesa si fa sempre più opprimente.

Il cuore della corruzione

Nelle profondità si apre una vasta camera. Al centro sorge un altare blasfemo, costruito con arti recisi cuciti insieme con spago e ferro, un’architettura di carne che pulsa di energia necromantica.

Qui il necromante responsabile della corruzione attende, circondato dai suoi servitori cadaverici. Lo scontro è brutale: incantesimi oscuri lacerano la luce e il terreno stesso sembra opporsi al gruppo. Le ferite si accumulano, ma alla fine il necromante viene abbattuto e il silenzio torna a gravare sulla caverna.

Consapevoli che nulla di quel luogo debba sopravvivere, gli avventurieri appiccano il fuoco, distruggendo l’altare e ciò che resta del covo.


L’eco dell’ombra

Feriti e stremati, tornano a Red Larch in cerca di cure. Il covo è distrutto, ma la sensazione di essere osservati non li abbandona per tutto il viaggio di ritorno.