La luce di Xaryxis

Il momento culminante

Atto 4: Salvatori del Multiverso - Capitolo 11

Xaryxispace, Cittadella Imperiale 7 min 8 maggio 2026

Per la prima volta dall’inizio di tutto, il gruppo è solo.

Sulle banchine commerciali della cittadella non ci sono guardie. Solo scaricatori, mercanti di passaggio, pellegrini in vesti scure che si muovono lenti nella stessa direzione. Tutti salgono. Verso il Tempio.

Sopra di loro, nel vuoto, la coalizione continua la carica su tre fronti simultanei. Da qualche parte lassù: Krux, Warwyck, Gargenhale, Vitalia, Burt Fluke, Y’thraka, Fel Ardra. La battaglia è un suono lontano, una vibrazione che attraversa il vuoto sopra la cittadella.

Qui no.


La salita

Una figura in armatura cesellata si stacca dalla folla del molo, il visore filigranato calato sul volto. Si ferma davanti al gruppo come chi ha già contato i secondi del proprio messaggio.

«Comandante Corelleth, della guardia imperiale di Xaryxis. Mi manda la principessa Xedalli. Non avete molto tempo. Seguitemi.»

Prima di muoversi lancia un breve rituale di corte — una formula sussurrata, una manciata di polvere argentea che si dissolve sui volti del gruppo. Per chi non li conosca, ora Hyppolita, Norik, Kae’ryn, Mork e Mei hanno lineamenti elfici e riflessi argentei negli occhi. Cinque elfi astrali in lutto cerimoniale.

Si volta e imbocca la strada verso il Tempio. Il gruppo lo segue passo dopo passo, mescolato alla colonna di pellegrini.

Lungo la salita Corelleth dice quel che basta. Il funerale dell’imperatore sta per concludersi e l’incoronazione lo seguirà subito dopo. Le ultime volontà del padre vogliono entrambi i primogeniti sul trono, co-imperatori. Xeleth trama da tempo per restare l’unico sovrano: ha già accusato la sorella di tradimento, e in quanto generale delle armate ha quasi tutto l’esercito dalla sua parte. Xedalli ha tenuto la diplomazia altrettanto a lungo, e ha dalla sua la popolazione.

«Io non potrò aiutarvi dentro. Una mossa pubblica e siamo morti tutti. Riconoscerete il segnale quando verrà.»

All’ingresso della piazza si stacca dal gruppo e prende posizione tra le guardie imperiali cerimoniali, indistinguibile da loro per chi non sappia dove guardare.

Il gruppo entra nel Tempio della Luce mescolato alla folla.

Al centro della sala c’è una piscina circolare di liquido pallido. Un fascio di luce blu scende da un’apertura altissima nel soffitto, attraversa l’acqua e prosegue dentro la pietra come se quella superficie nemmeno esistesse. Norik si ferma un istante a guardarla. La densità della magia che riempie l’aria è qualcosa di mai sentito prima — antica, esatta, allineata in un modo che non riconosce.

Ai lati dell’Ara, i due primogeniti dell’imperatore. Xeleth in abiti che riflettono la luce blu, immobile, le mani composte davanti. Xedalli rigida, gli occhi sul fratello.

Il gran sacerdote che officia è Andavier. Kae’ryn ne incrocia lo sguardo per un momento — chiese opposte, Celestian contro la luce di Xaryxis. Nessuno dei due distoglie gli occhi per primo.


L’ascensione

Il funerale procede con la lentezza di un cerimoniale che si ripete da millenni. Il corpo dell’Imperatore Xavan giace nell’acqua azzurra dell’Ara. Si solleva avvolto di luce nel raggio che scende dal soffitto. La luce lo inghiotte. Sparisce.

Il gran sacerdote alza le braccia. La sala è in silenzio.

«L’imperatore è asceso. Il suo spirito è uno con la luce di Xaryxis.»

Il rito vorrebbe ora la proclamazione congiunta dei due primogeniti, co-imperatori, secondo le ultime volontà del defunto.

Non lo fa.


I due fratelli

Xeleth lo interrompe con un gesto teatrale, indicando la sorella.

«Mia sorella si è macchiata di alto tradimento. Cospira contro la corona, contro l’impero, contro il sangue stesso di nostro padre. Non c’è proclamazione congiunta possibile per chi ha congiurato col nemico.»

Xedalli avanza di un passo. Per la prima volta dall’inizio della cerimonia.

«Il nemico è chi distrugge mondi senza ragione. Chi piega l’Ara per spiare il sangue della propria famiglia. Chi tradisce le ultime volontà dell’imperatore per appetito di trono.»

«Le ultime volontà di nostro padre erano legge.»

Nel Tempio cala il silenzio. Nessuno fiata.

«Allora che sia il Giudizio della Luce», dice Xeleth. «Che le stelle scelgano. I tuoi campioni contro il mio. Fino alla morte.»


Il Giudizio della Luce

Xedalli cerca con gli occhi Corelleth tra la folla. La sua presenza significa che il gruppo è arrivato. Invoca i suoi campioni.

Le illusioni calano. Un giff, due mezzelfi, una githyanki, un hadozee.

Xeleth sorride.

«Mercenari. Pirati. Mia sorella ha davvero raschiato il fondo del barile.»


Lo zodar

«Il mio campione è lo zodar. Serve la mia famiglia dall’alba dell’impero. La sua conoscenza è vasta, la sua volontà assoluta. Fino alla morte.»

Un mormorio scuote la folla — la prima reazione da quando l’accusa di tradimento è partita. La gente arretra di colpo, e in pochi secondi si forma un cerchio aperto al centro della sala. Al limitare, le guardie imperiali prendono posizione. Xeleth e Xedalli si ritirano sotto la protezione delle rispettive scorte.

Lo zodar appare al centro dell’arena improvvisata, a pochi passi dal gruppo. Una figura in armatura d’ossidiana, ferma e silenziosa. Da vicino è chiaro che dentro l’armatura non c’è un corpo — l’armatura stessa è la creatura. Il gruppo mette mano alle armi.

Lo zodar fluttua a mezzo metro da terra, immobile. Si muove solo quando colpisce, e i suoi colpi sono così veloci e potenti che a malapena si vedono. Si teletrasporta addosso ai personaggi, che reggono a fatica l’impatto.

Il gruppo risponde. Hyppolita rotea l’alabarda con la precisione di chi è cresciuta sul trapezio — un movimento che non si ferma mai. Mork tiene la posizione sotto i colpi grazie alle immagini illusorie che li dirottano altrove, e nei pochi istanti di respiro scatena la furia arcana sull’ossidiana. Kae’ryn invoca la luce del crepuscolo di Celestian per proteggere e curare il gruppo. Norik spinge i generatori oltre il rosso e tira ogni volta che lo zodar gli capita a tiro.

A ogni colpo l’ossidiana si crepa. Lo zodar non parla, non grida. Quando è prossimo alla sconfitta la sua immagine comincia a sfarfallare.

Mei scivola nelle ombre. Riappare alle spalle. Colpi precisi alle giunture, una crepa alla volta. Finché non trova l’apertura e affonda il colpo decisivo. Lo zodar cade a terra con un tonfo che scuote il Tempio. E smette di sfarfallare.


Il tradimento

La voce del gran sacerdote rimbalza nella sala.

«Lo zodar è stato sconfitto!»

Un mormorio scuote la folla — più forte ancora di quello che aveva accolto la sua entrata.

«I campioni della principessa Xedalli hanno vinto.»

«Salute all’Imperatrice Xedalli!»

Xeleth tende un dito sul gruppo.

«Questo non finisce qui.»

Un lampo di luce stellare. Il principe sparisce dal Tempio.

Xedalli si rivolge al gruppo. Tende la mano.

«Il mio anello. Per favore.»

Il gruppo esita qualche secondo. Poi riconsegna l’anello alla principessa. Xedalli lo stringe a sé. Finalmente si lascia andare in un lieve sorriso.

Poi alza gli occhi sul gruppo. Il sorriso cambia, diventa freddo.

«Come Imperatrice, devo ricompensare i miei campioni per questa vittoria.»

«Guardie. Prendeteli.»

Al suo ordine, le guardie imperiali scattano in posizione di attacco.

Al centro del Tempio, lo zodar finora inerte riprende a vibrare. Sotto l’armatura d’ossidiana, qualcosa ricomincia a sfarfallare.